Il vulcano

Strutturalmente simile al Vesuvio, il Roccamonfina è il più antico apparato vulcanico della Campania con un diametro di oltre 15 km. Nato circa 600.000 anni fa, in uno sprofondamento che rese la crosta terrestre più sottile favorendo la salita del magma, il vulcano ha una cerchia craterica esterna di circa 6 km di diametro al cui interno si trovano i doppi coni vulcanici del Monte Santa Croce (1005 m) e del Monte Làttani (810 m), formatisi in eruzioni successive. Un crollo della metà superiore del gran cono troncò il vulcano formando un’ampia conca detta Caldera e all´interno di questa si formò un lago. 

L´attività vulcanica, cessata da più di 50.000 anni, ci ha lasciato le forme tipiche di coni, domi, crateri, rocce uniche e di composizione molto varia (Tefriti, Basaniti, Leucititi, Tufi, Ignimbriti, Latiti, Basalti) a testimonianza di una complessa attività. In epoca romana, probabilmente fino al medioevo, dai materiali lavici eruttati dal vulcano di Roccamonfina si ricavavano le pietre molari per le macine da cereali e per i frantoi, diffuse in tutta la Campania, anche a Pompei.

In passato venivano celebrate le virtù salutifere delle abbondanti sorgenti di acque termali e minerali, in prossimità delle quali vi erano luoghi di culto frequentati sin da età preromana, come S. Paride, dove la basilica medievale sorge su una cisterna più volte ricostruita nel corso dei secoli. 

Attualmente, dell’attività vulcanica restano le sorgenti termali che sgorgano prevalentemente alla destra idrografica del fiume Garigliano, le numerose fumarole presenti sulla sua riva sinistra e le sorgenti di acque minerali.