Costruita nel 1103 è uno dei più significativi esempi di architettura romanica in Campania. Presenta un interessante connubio tra materiali di reimpiego provenienti da antichi edifici romani (Tempio di Mercurio e di Ercole, Teatro), caratteri dell’architettura romanica ed elementi del restauro barocco avvenuto intorno al 1758. La facciata, con frontone triangolare superiore e finestrone centrale, è preceduta da un portico del XIII secolo a tre arcate sorrette da pilastri e colonne. Sotto il porticato si aprono i tre portali di accesso alla chiesa decorati con architravi ed elementi marmorei di spoglio. La pianta è a croce latina, a tre navate divise da colonne di diversi materiali. Pregevole è il pavimento musivo del XII secolo nella navata centrale. Di grande valore artistico sono inoltre il candelabro per il cero pasquale ed il pulpito, opere del XIII secolo del maestro Peregrino da Sessa. Il candelabro ha base scolpita con figure a rilievo e inserti di mosaico; il pulpito decorato da mosaico e bassorilievi è a struttura rettangolare, sorretta da sei colonnine che poggiano su leoni di marmo. Nella cappella del Sacramento, da ammirare è la Comunione degli Apostoli di Luca Giordano.

«Un esempio di reimpiego imponente di materiale antico a Sessa Aurunca è la cattedrale, realizzata agli albori del XII secolo. Per l’apparecchio murario perimetrale delle navate laterali e della facciata sono stati infatti impiegati grossi blocchi di pietra, ben squadrati, provenienti da edifici importanti della città romana, in particolare dal teatro e dalla basilica. Su alcuni di essi si possono notare ancora le lettere sparse di grosse iscrizioni.
All’interno, lungo la navata centrale, sotto la cantoria e sulla parete di controfacciata, sono state collocate colonne monolitiche o composte, anche facendo ricorso a blocchi di marmi diversi, tutte con base e capitelli corinzi in marmo bianco provenienti, per buona parte, da quelle della scena del teatro. Solo quattro delle due dozzine di capitelli presente nella chiesa possono verosimilmente riferirsi al gusto romanico.
Anche le volte che coprono la cripta sotto il presbiterio sono sostenute da venti colonne di spoglio con capitelli di diversa fattura, antichi e medievali. Altresì, il porticato che precede la facciata è stato realizzato impiegando elementi antichi. La parte esterna presenta tre arcate che impostano su colonne con capitelli corinzi e medievali, addossate a pilastri di pietra con, su due lati, semicolonne tuscaniche. Solo sulla semicolonna all’estremità destra compare, nella parte esterna, un capitello ionico. I pilastri con semicolonne inglobate rinviano ai prospetti di strutture antiche con cavea a più livelli.
Dal frontescena del teatro provengono, con buona probabilità, i resti di un fregio di trabeazione che esibisce un elegante rilievo del II-III secolo. Di questi, il primo è stato utilizzato come trabeazione dell’ingresso centrale della cattedrale, il secondo – di minori dimensioni – è stato incastonato nella parte bassa a sinistra della facciata; l’ultimo, infine, è stato anch’esso utilizzato come trabeazione dell’ingresso. I rilievi del fregio raffigurano un vaso centrale da cui fuoriescono due tralci di vite all’interno dei quali, in modo simmetrico, sono poste due pantere. Il tutto rinvia al culto dionisiaco.
Alle estremità, infatti, vi sono due maschere teatrali. Nella trabeazione della porta della chiesa, poi, accanto ad ogni maschera vi è anche una figura nuda giovanile (raffigurata per metà del corpo) che, con una mano, la sorregge. Nella facciata della cattedrale di Sessa è interessante anche notare come le maestranze siano riuscite ad integrare armonicamente, oltre agli elementi strutturali, anche quelli scultorei pagani con le immagini dai contenuti allegorici e morali del vasto repertorio dei “bestiari” medievali»

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La fondazione della Cattedrale risale, come comunemente accettato da tutti gli studiosi, al decennio tra il 1103 e il 1113. Il forte riuso di materiale antico ha favorito l’ipotesi di una preesistenza antica o alto medievale su cui si costruì l’edificio attuale.

L’architettura della Cattedrale rientra nello schema degli edifici ecclesiastici successivi alla costruzione dell’abbazia di Montecassino del 1070. Come per altri casi, la Cattedrale sessana si avvicina fedelmente all’edificio cassinese richiamato nell’architettura e negli arredi interni.

Addossato alla facciata è il portico costruito verso la fine del XII secolo, con tre arcate di cui la centrale a sesto acuto sul cui archivolto sono raffigurate le Storie di San Pietro, fatto da maestranze già attive all’interno del chiostro della cattedrale di Monreale. Da notare la presenza di capitelli antichi accanto ad altri medievali a figure zoomorfe accoppiate, iconografia simile, ma datazione diversa, a quelli di Aversa e Carinola. Nella zona superiore della facciata, il finestrone con edicola triangolare è una “citazione di un modello pugliese”, testimoniante una committenza ben informata sulle maestranze circolanti in ambito meridionale.

Per la costruzione di questa parte dell’edificio si fece ampio ricorso al materiale di spoglio a differenza della zona absidale, iniziata tempo prima, in cui si adoperarono conci di tufo. L’architrave del portale centrale, su cui lati sono scolpite due maschere, proviene dal Teatro romano di Suessa così come quello dell’episcopio, mentre nella lunetta si trova un’interessante lastra a bassorilievo raffigurante Cristo in trono con San Pietro e San Paolo su un fondo a mosaico.

Due sculture leonine, probabilmente le più antiche dell’edificio, sono poste alla base del portale centrale. L’interno è a pianta basilicale a tre navate, divise da colonne anch’esse di reimpiego. La navata centrale presenta un pavimento interamente mosaicato, in non buone condizioni conservative, di stile “bizantino”, seppure qualche studioso lo colloca cronologicamente all’interno del XIII secolo. Di sicuro è la sua complessità e d’esecuzione e iconologica che rimanda ad un preciso, ma poco documentabile, percorso liturgico tipico della religiosità medievale. L’ambone con il candelabro per il cero pasquale, posto al termine della navata mediana, è anch’esso a mosaico, seppure composto di tessere a paste vitree differenti da quelle in marmo del pavimento. La costruzione dell’ambone, metà del XIII secolo, si articolò in circa cinquant’anni , con chiari ripensamenti e stili diversi tutti rientranti all’interno di un percorso artistico di impronta siculo – normanna.

La lastra a bassorilievo con Giona e il cetaceo, collocata sulla parete laterale dopo ripetuti spostamenti, riporta la firma di Peregrinus, a cui si vuole attribuire anche alcune decorazioni scultoree dello stesso ambone. Il coro medievale, di cui si conservano nel Museo Capitolare alcuni pilastrini a mosaico, fu smembrato alla metà del XVIII secolo. In quegli anni la Cattedrale perse il suo aspetto medievale a favore di un stile barocco caratterizzato da volte a botte ad incannucciata nelle coperture, stucchi lungo le pareti e l’inserimento e la sopraelevazione del coro. La diversa volumetria modificò gli ingressi alla cripta e alla zona presbiterale, decorata con marmi policromi anche nel pavimento. Parte dell’intervento barocco è stato eliminato con opinabili interventi di restauro degli anni settanta del XX secolo. Di notevole pregio artistico è la tela di Luca Giordano (1659) raffigurante la Comunione degli Apostoli, conservata all’interno della cappella del SS. Sacramento in cui è anche esposta, in attesa di un imminente restauro, la pala, proveniente dalla precedente cappella del Sacramento, raffigurante la Disputa del SS. Sacramento commissionata, probabilmente, dalla famiglia Di Transo – Gallucci. Sempre in quest’ambiente si osserva un interessante altare in marmi commessi, più volte modificato contestualmente con la balaustra in marmo. I lavori di fine XVIII secolo, compiuti dai vicari capitolari durante l’assenza dell’ordinario diocesano, modificano l’abside centrale con l’aggiunta di marmi e statue e l’arretramento dell’altare maggiore, cinto da una stupenda balaustra in marmi commessi. Al centro dell’abside, ricoperta di marmi sempre nel XVIII secolo, è posta la tavola cinquecentesca attribuita a Marco Cardisco raffigurante la Madonna del Popolo.

Nel Coretto d’inverno, attiguo alla sacrestia, voluto agli inizi del Novecento dal vescovo Diamare, si conserva l’altare seicentesco in marmi commessi dell’ex cappella di San Girolamo e il dipinto di F. Santafede raffigurante San Girolamo che traduce la Bibbia.

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